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Web al quadrato (Web²), dall’inglese Web squared, è un termine ideato da Tim o’Reilly e per la prima volta utilizzato nel Web 2.0 Summit 2009.
Tim o’Reilly, dopo aver coniato il termine Web 2.0, ha scelto Web squared per definire il prossimo stadio evolutivo del web reso possibile grazie alle tecnologie attualmente a nostra disposizione e a quelle che saranno sviluppate nel prossimo futuro.
Una rete Web al quadrato deve possedere le seguenti proprietà:

  • Le informazioni in essa contenute vengono aggiornate in tempo reale;
  • Gli utenti non sono esclusivamente persone ma anche oggetti;
  • Ogni utente è un nodo della rete;
  • L'accesso alla rete deve poter essere effettuato in piena mobilità;
  • Le informazioni sono descritte in maniera tale da poter essere agevolmente messe in relazione fra loro da tutti gli utenti, che siano umani o implementazioni di una certa forma di intelligenza artificiale.

La principale differenza col Web 2.0 è da individuarsi nella fonte di informazione. Nel Web 2.0 l'informazione proviene dall’utente e non dallo strumento utilizzato.
Confrontando il concetto di Web al quadrato con quello di realtà aumentata, invece, la principale differenza sta nel collegamento ad una rete. Infatti, sebbene molti degli attuali software considerati di realtà aumentata posseggano un meccanismo di connessione che ricava informazioni dalla rete, il concetto di realtà aumentata non lo prevede come condizione necessaria. È più appropriato considerare tali software applicazioni Web².

FunzionamentoModifica

Il Web al quadrato può essere pensato come una convergenza di svariate tecnologie sia hardware che software.

HardwareModifica

Sotto il profilo hardware possiamo individuare, fra i dispositivi oggi presenti, gli smartphone e i palmari di ultima generazione. Questi, grazie agli strumenti di cui sono dotati (microfoni, telecamere, sensori di movimento, di prossimità e di direzione, GPS, etc.), possono fornire autonomamente e in tempo reale numerose informazioni immediatamente elaborabili.
Inoltre, vi è da considerare il sempre più crescente sviluppo dell’Internet delle cose, che vede i più disparati oggetti equipaggiati in maniera tale da raccogliere dati e condividerli in rete[1].

SoftwareModifica

Il profilo software è, a differenza di quello hardware, più complesso. Innanzi tutto vi è la completa integrazione del Web 2.0 nel Web al quadrato. Ad esso si aggiungono innumerevoli sistemi che permettono l’elaborazione in tempo reale dei dati provenienti dall’hardware al fine di produrre una nuova esperienza di realtà: non più virtuale, come è quella del Web 2.0, ma una versione arricchita di quella concreta. Tale tipo di realtà prende il nome di realtà aumentata.
Ad incrementare il numero di informazioni disponibili provvede l'integrazione del Web semantico, ancora in fase di crescita, e dei sistemi di intelligenza artificiale ad esso connessi.

Esempi già esistentiModifica

Fra i principali strumenti idonei alla definizione di Web al quadrato troviamo[2]:

  • Wikitude World Browser: software sviluppato per piattaforma Android che attraverso la fotocamera di uno smartphone o palmare è in grado di riconoscere il soggetto inquadrato (sculture, quadri, ma anche palazzi, etc.) e, connettendosi alla rete, cercare e fornire le informazioni al riguardo prelevandole da Wikipedia.
  • Darkslide: software per piattaforma iOS (iPhone) in grado di mostrare fotografie dotate di etichette contenenti informazioni geografiche (geotag) dei luoghi prossimi alla nostra posizione.
  • GraffitGeo, simile a Darkslide, permette di ottenere, se disponibili, informazioni e commenti di altri utenti su locali o altri esercizi commerciali vicini alla nostra posizione.

Realtà aumentata e web al quadratoModifica

Un altro esempio che mostra come la realtà aumentata e il web al quadrato vadano di pari passo è stato realizzato presso l’Arts Center di Christchurch in Nuova Zelanda. Si tratta di una stanza buia contenente una ricostruzione virtuale di Ernest Rutherford, premio Nobel per la fisica, che racconta di come in quello scantinato abbia svolto la sua prima ricerca universitaria. Gli spettatori possono interagire ponendo domande o attraverso un’interfaccia con display applicata ad un casco.

Possibili sviluppiModifica

L’aumento del numero di oggetti collegato all’Internet delle cose così come il costante sviluppo di software in grado di aumentare la realtà possono fornire non solo informazioni utili all’essere umano, quali luoghi vicini o commenti su un dato ristorante, ma anche dati utilizzabili dagli oggetti stessi.
Un’ipotesi di sviluppo è vista nelle Smart Grid, sistemi di gestione e ottimizzazione in tempo reale del consumo di energia elettrica.
Un’altra possibilità è individuabile nel campo pubblicitario attraverso manifesti in grado di riconoscere chi li osserva e modificarsi opportunamente fornendo informazioni sui prodotti di maggior interesse per l’osservatore[3].

NoteModifica

  1. Internet in progress: Web al Quadrato ovvero la nuova direzione del web e delle applicazioni mobili - Key4biz.it
  2. Il futuro del Web 2.0 è il Web al quadrato. La visione di Tim O’Reilly, guru di Internet. - Webmasterpoint
  3. Dopo il Web 2.0, il Web al quadrato - Corriere della Sera

Collegamenti esterniModifica

Fonti Modifica



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