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Lo small house movement (che in italiano si può tradurre movimento per le piccole abitazioni) è una descrizione popolare del movimento architetturale e sociale che propone la vita semplice in una piccola casa. Attualmente si sta sviluppando negli USA, dove il libro The Not So Big House viene accreditato come iniziatore della rivolta contro le case troppo grandi.[1]

Nella situazione di ristrettezza economica corrente, la diminuzione degli stanziamenti comunali destinati a sussidiare il trasporto pubblico, può rendere estremamente oneroso il pendolarismo tra l'estrema periferia o tra piccole città a centinaia di chilometri dal centro città e luoghi come centri finanziari, fabbriche, università, ospedali o fabbriche. Per lavoratori o studenti con turni molto lunghi, anche notturni, che devono faticare anche 12 ore al giorno per 4 giorni di seguito, per in seguito prendere 4 giorni di riposo può essere conveniente avere una piccolissima abitazione vicino al centro di lavoro o studio, in modo di non dover perdere 2-3 ore nel "commuting" tra casa e lavoro.

Il lavoro a lunghi turni, che permette di occupare gli impianti 24 ore su 24, 7 giorni su 7 (pari a 15 giorni di lavoro per 12 ore al giorno = 180 ore mensili), permette di ammortizzare i costi di uno stabilimento industriale oppure di uffici o call-center, oppure di fornire un servizio continuativo in strutture come alberghi, aeroporti, ospedali, stazioni ferroviarie, ecc.

Per uno studente, quelle 2-3 ore di viaggio risparmiate al giorno possono permettere di svolgere lavori extra, di studiare di più e di avere più tempo libero per sport e passatempi.

Dal punto di vista economico, si può risparmiare anche il 70-80% del mutuo o dell'affitto rispetto a una piccola casa "normale" (spesso possono essere abitazioni rese in comodato dal comune). Dal punto di vista energetico, si può arrivare a risparmiare anche il 90% dei costi di riscaldamento, oltre a consentire il viaggio a piedi o in bicicletta tra abitazione e lavoro.

Risparmio sul mutuo della casaModifica

Alternativa per pagare il mutuoModifica

Attualmente, una delle possibilità per una famiglia che si trova in difficoltà per pagare il mutuo di una abitazione (ma anche il riscaldamento) è quella di trasformare una grossa camera di una casa o appartamento (dotata di bagno annesso) in un mini-appartamento da affittare a uno studente o un lavoratore stagionale o turnista. Questo si può fare anche perché con macchine da caffè elettriche, forni a microonde e piccoli frigoriferi si possono conservare e poi riscaldare alimenti e bevande in una piccola abitazione, dando alla persona che ci abita un discreto senso di indipendenza.

Riduzione o eliminazione del mutuoModifica

Alcune di queste case sono classificabili come "fai da te" per larga parte. In un periodo di diffusa precarietà lavorativa, soprattutto a chi vive in piccoli centri con terreni edificabili con fabbricati "leggeri" e annessi, permette di costruirsi una casetta a lato di quella di genitori, parenti o amici, risparmiando sul mutuo e sul riscaldamento.

MobilioModifica

Tra i mobili che si possono sfruttare in una mini-casa si possono citare i letti trasformabili in divano (con capacità di contenere materiali al di sotto), tavoli in policarbonato trasparente che si possono piegare contro la finestra (che di notte diventano schermi che proteggono dal freddo), sedie pieghevoli.

Una bella e ampia finestra (a doppi vetri) rivolta verso sud, est oppure ovest può ovviare al senso di oppressione.

Il bagno può essere sostituito da un bagno-doccia internamente ricoperto in acciaio inox (costruito come un mobile particolarmente grande relativamente vicino alla finestra), con una parte con WC addossato alla parete, e nella parete opposta specchio e piccolo lavabo, senza bidet, con estrattore d'aria.

La "cucina" è costituita da un mobile con un frigorifero al di sotto, macchina elettrica del caffè, fornello elettrico e/o forno a microonde nel piano intermedio e una piccola dispensa nella parte superiore, oppure può esiste un "wet bar" con un piccolo lavandino in metallo per pulire bicchieri, tazzine piccole posate. Come piatti si possono utilizzare piatti di cartone oppure si possono lavare piatti e bicchieri in bagno.

Si suppone che lo studente possa mangiare a mensa, oppure nutrirsi di frutta, panini, ecc. prodotti che sporcano poco e che non hanno bisogno di piatti per essere consumati (oppure che si utilizzino piatti in cartone riciclato)

ElettrodomesticiModifica

I televisori a LED a schermo piatto, la miniaturizzazione di personal-computer, impianti stereo e casse acustiche permettono la fruizione di schermi anche molto grandi in ambienti di dimensioni molto ridotte. Il collegamento a internet riduce spesso il senso di oppressione dell'inquilino (possibilmente un lavoratore a cicli di 12 ore per 4 giorni di lavoro alternati a 4 di riposo (che può passare in una casa più grande lontano dalla città), che passa dal sonno a una frugale prima colazione, alle lezioni o al lavoro, al pranzo a mensa, al lavoro pomeridiano o allo studio in biblioteca, al ritorno alla piccola abitazione per il riposo o lo studio prima di un esame, al cinema serale, alle feste, discoteche e altre "attività ricreative".

Se questa small-house è ospitata presso una casa più grande, potrebbe avvalersi per lavanderia e stireria dell'aiuto della famiglia ospitante (ma spesso molti studenti portano la roba da lavare "alla mamma" quando tornano nella loro piccola città). Altrimenti è possibile ricorrere ai servizi di lavanderie a gettoni, del servizio di una normale lavanderia oppure di quelli forniti da ospedali, università e/o centri d'accoglienza a pagamento o in beneficenza, pubblici, privati o religiosi.

Retroterra storicoModifica

Mentre nei paesi sviluppati il numero di componenti della famiglia è diminuito notevolmente, in contrasto a questo le dimensioni delle case son cresciute anche del 50%, specialmente negli Stati Uniti dove la dimensione media delle case unifamiliari è passata da 165 m2 (1978) a 230 m2 (2007).[1] La ragione per questo incremento era un aumento della ricchezza materiale, della quantità di mobili e oggetti posseduti dalla famiglia, l'ostentazione e il semplice prestigio e status sociale che forniva una grossa casa. Inoltre le case erano considerati beni rifugio: ma la successione di incendi, terremoti, uragani, esondazioni, la depressione economica in alcune zone (che fa perdere turisti e lavoratori in certe industrie), l'economia de-localizzata di internet, l'aumento delle tasse sulla casa e lo scoppio della "bolla immobiliare" hanno portato ad una diminuzione dell'attrattivo della casa come investimento (sostituita dalle spese assicurative e per l'istruzione, che risultano più remunerative). [1]

Alla scrittrice Sarah Susanka viene riconosciuto l'elaborazione della prima teoria che elogia le case piccole, quando pubblicò il libro The Not So Big House nel 1997.[1]

NoteModifica

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BibliografiaModifica

Collegamenti interniModifica

Collegamenti esterniModifica


Video riguardo alle piccole caseModifica



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