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Le pratiche qui descritte non sono accettate dalla scienza medica, non sono state sottoposte alle verifiche sperimentali condotte con metodo scientifico o non le hanno superate. Potrebbero pertanto essere inefficaci o dannose per la salute. Le informazioni hanno solo un fine illustrativo. Verdiana-Wikia non dà consigli medici: leggi le avvertenze.

La Rieducazione posturale biorelazionale è una metodologia di rieducazione posturale che integra le ultime scoperte della neurofisiologia sulla postura, con le linee della Psicofisiologia Clinica ad orientamento Bioesistenzialista facente capo a Vezio Ruggieri, insieme alle metodiche della rieducazione posturale classica di studiosi come Feldenkrais, Souchard, Mezieres, Scoppa insieme alla pratica e teoria dell'Hatha Yoga.

Nella Teoria Biorelazionale, con il termine Postura non è possibile individuare un’immagine, qualcosa di statico e fissabile in un'unica definizione, ma piuttosto un processo dinamico in continuo divenire. Infatti, ciò che comunemente definiamo Postura è costruito sulla base di un meccanismo circolare che collega la corteccia cerebrale e la periferia corporea in un continuo dialogo in cui i messaggi che transitano sono dati sensoriali (esterocettivi e propriocettivi) che dalla periferia corporea informano la corteccia cerebrale, che raccoglie queste informazioni e le “ordina” in un contesto di significato denominato schema corporeo (Schilder, 1921): l’immagine del nostro corpo costruita rispettando il criterio della quantità di terminazioni sensoriali presenti nei distretti (Westen, 2002). A sua volta la rappresentazione corticale dei distretti corporei manda informazioni, istruzioni e ordini relativi alle eventuali modifiche da apportare alle posizioni dei distretti, all’eventuale sequenza di contrazioni e rilassamenti muscolari necessari a produrre un determinato movimento richiesto da un cambiamento nell’ambiente in cui viviamo.

La funzione macroscopica del meccanismo della dinamica posturale è quella di mantenere l’omeostasi, cioè quell’equilibrio interno del sistema biologico umano che ne garantisce la vita. Inoltre, allargando la prospettiva, l'Orientamento Biorelazionale individua un secondo processo circolare, più ampio, che tiene in continua comunicazione l’uomo con il suo ambiente. Mentre il primo processo (circuito corteccia cerebrale-periferia corporea), è profondamente “biologico”, il secondo processo, più ampio, è squisitamente relazionale. Il corpo umano, infatti, è in continua relazione con l’ambiente nel quale vive e con tutti gli altri esseri umani che lo abitano. L’ambiente, l’incontro con l’altro, il “fuori da me”, continuamente ci toccano, ci sfiorano, ci chiedono reazioni, aggiustamenti e adattamenti e la reazione a questi stimoli si esplica attraverso una continua modificazione morfologica e un continuo adattamento a queste richieste. Ogni relazione produce delle modificazioni e degli aggiustamenti pertinenti all’area biologica e ogni adattamento biologico ha funzione adattiva e relazionale. La realtà non è fissabile, non è fotografabile: la realtà è costantemente diversa da sé stessa perché è costruita dai dati sensoriali (esterocettivi e propriocettivi, in ogni momento) integrati dialetticamente con la variabile del Tempo, che rende ogni frammento di realtà degli esseri viventi Evoluzione.

Orientamento Biorelazionale della Rieducazione Posturale.

Nell'orientamento Biorelazionale dell’intervento Posturale, il primo nodo di riflessione, la prima componente che deve essere considerata per la costruzione del benessere è l’Operatore stesso che interviene sulla postura. Nella tradizionale logica lineare, l’osservatore viene visto come colui che oggettivamente riporta l’accaduto. Quando si parla di dinamica posturale, è difficile, impossibile, poterlo fare appellandosi all’oggettività per come essa è conosciuta ! Chi osserva, studia o interviene su un evento che ha a che fare con i sistemi viventi, entra inesorabilmente a far parte del sistema che osserva, è parte integrante di ciò che osserva (Von Foester, 1972). Il “con” che costruisce il setting di intervento posturale unisce utente ed esperto di postura in una relazione unica, irripetibile, che fonda l’intervento, inteso non più come intervento ortopedico (Hortos-pais= riportare una situazione iniziale scompensata ad una condizione corretta e perfetta pre-esistente), ma come laboratorio di ricerca delle strategie posturali alternative. All’interno di questo laboratorio gli oggetti della ricerca sono oggetti biologici perché connessi con la vita, perché quello che è vero della Postura è che essa, quand’anche fosse definibile, può esserlo solo come insieme degli atteggiamenti posturali che l’individuo mette in atto per adattarsi all’ambiente. Pensare di intervenire sulla dinamica posturale, per alleviare alterazioni omeostatiche che provocano sofferenza, senza prenderne in carico la componente relazionale, significa intervenire parzialmente. Intervenire sulla Dinamica Posturale consapevoli della natura relazionale del fenomeno ed essere capaci di utilizzare questa relazionalità come strumento porta invece ad intervenire in maniera globale innescando delle possibilità di cambiamento verso nuovi equilibri di gran lunga più facilmente ed efficacemente integrabili nell’esistenza dell’individuo. Questo perché oltre ad intervenire sulla sofferenza si interviene sul suo contenuto comunicativo e sul suo significato relazionale (Ruggieri, 1997).

L’orientamento Posturale Biorelazionale vede l’intervento posturale non come l’incontro di due posture che rimangono separate durante il rapporto che si instaura. Operatore e cliente entrano in contatto e questo contatto è prima di tutto un contatto di due atteggiamenti posturali e, come tale, comporta delle modificazioni sia nell'allievo che nell’operatore, su questa dinamica relazionale di base si vanno poi ad innestare tutte le esperienze formative costituite dagli esercizi che vengono proposti. "'Dal sintomo al cambiamento attraverso l’Operatore Biorelazionale"'. È necessario che la competenza dell’operatore si fondi sulla sua capacità di agire una funzione di reverie (Bion, 1967). Il paziente esterna dei contenuti che l’operatore assume in sé, li digerisce per lui e glieli restituisce digeriti, quindi più facilmente “pensabili”. Considerando l’ambito d’intervento, i contenuti portati dall'utenza saranno composti da atteggiamenti posturali, il lavoro fondamentale dell’operatore sarà quello, una volta condotta l’analisi della postura, di assumere in sé quegli atteggiamenti posturali che caratterizzano il paziente con cui sta in relazione. Fatto ciò, l’operatore si appellerà ad un’altra delle competenze imprescindibilmente richieste al suo bagaglio culturale: l'auto-riflessione. L’operatore Posturale Biorelazionale si attiene ai messaggi espliciti del cliente e alle sue richieste ed integra questi messaggi con la sua riflessione su se stesso: questa è la guida fondamentale dell’intervento. L’operatore Posturale integra nella “narrazione” posturale proposta dal cliente anche le proprie osservazioni, andando a stimolare, grado per grado, lezione dopo lezione, l’operazione posturale di cui egli sente il bisogno quando “indossa” la postura del cliente.

Non esistono protocolli d’intervento risolutivi se non applicati da un operatore che li usi come strumento di ricerca su se stesso.

Ogni sofferenza posturale è un’occasione che la vita ci dà per imparare qualcosa in più prima di tutto su noi stessi e, in seconda analisi, su come in generale l’essere umano affronta la continua necessità di mantenersi in vita. Il momento dell’intervento sulla postura è un momento di studio rispetto alle modalità uniche e irripetibili adottate da un individuo per mantenere la sua omeostasi, è la ricerca del punto in cui quell’omeostasi si è trasformata in disfunzionale e del modo per riportare quell’omeostasi specifica alla sua funzionalità. Riflettendo sulla relazione tra utente ed operatore nel setting d'intervento posturale, è necessario essere consapevoli che anch’essa ha un suo caratteristico andamento posturale: la dinamica posturale si caratterizza per specifiche modalità di appoggio (Ruggieri, 2001) tra i distretti corporei per garantire la necessaria scarica del peso in un lavoro sinergico con la forza di gravità alla quale siamo costantemente e necessariamente esposti. Questa, in estrema sintesi, è la dinamica di auto appoggio che caratterizza ogni atteggiamento posturale. Deficit in questa competenza, determinati da interruzioni funzionali della scarica del peso e del passaggio di tono, creano situazioni per cui un distretto non può appoggiarsi e scaricare il suo peso sui distretti fisiologicamente deputati ad accoglierlo. Si va a creare, così, una dinamica che determina una situazione di sospensione, spesso caratterizzata da distretti in costante contrazione isometrica, che fino ad un determinato livello risulta tollerabile, superata una certa quantità (soggettiva e non generalizzabile) la sospensione diventa intollerabile perché inizia ad essere inficiata l’omeostasi il cui mantenimento garantisce la sopravvivenza, su questo terreno si costruisce la domanda relativa all’intervento sulla postura. In questo senso, il cliente si rivolge all’Operatore Posturale per chiedere un temporaneo punto di appoggio suppletivo, che lo aiuti a ristabilire una dinamica posturale funzionale al mantenimento dell’auto-appoggio.

L'Orientamento Biorelazionale della Rieducazione Posturale interpreta tutto l’intervento posturale come un percorso che va da un’iniziale condizione di sospensione, quando questa sospensione inficia l’omeostasi del sistema “umano” si arriva alla richiesta di un etero-appoggio, durante questo etero-appoggio vengono contattate le esperienze formative necessarie alla ricerca di una nuova strategia di auto-appoggio e gradualmente il paziente torna, grammo dopo grammo, aggiustamento dopo aggiustamento, ad una condizione di auto-appoggio che garantisce la nuova funzionalità dell’omeostasi. Questo, in estrema sintesi, l’andamento posturale della relazione che coinvolge l’operatore che interviene su lla postura e il cliente.

La postura è perfetta!

Ogni curva che il nostro corpo assume è Bio-Relazionale: è biologica, in quanto risulta fondamentale per mantenere l’omeostasi dei processi vitali (Omeostasi degli apparati vitali: nervoso, cardiovascolare, respiratorio, endocrino, riproduttivo ecc…, Mantenimento della struttura del solido umano antigravitazionale, Organizzazione del movimento volontario, Gestione delle emozioni, Evoluzione, riproduzione e crescita biologica); è relazionale, se vista come la continua realizzazione delle manipolatzioni necessarie alla modulazione dell'ambiente per la costruzione di contesti in cui sia possibile esprimersi, creare, comunicare, confrontarsi, apprendere...in una parola vivere. Nel momento in cui, a contatto con la sofferenza Posturale, si riflette su oggettività e soggettività, emergono le grandi domande dell’intervento che mira a reinscrivere la sofferenza stessa: Qual è la postura corretta? Qual è la postura scorretta? In base a cosa si definisce scorretta/corretta una postura? Sopra si è accennato al concetto di Evoluzione, come processo continuo che percorre tutto l’arco della vita dell’essere umano. Evoluzione è un altro dei grandi temi strutturanti e fondanti la dinamica posturale. Essa, infatti, è da vedersi come la sintesi dialettica di processi “biologici” e “relazionali”, scopo di questa sintesi è il mantenimento dell’omeostasi che garantisce la sopravvivenza. La sopravvivenza che si protrae nel Tempo è Evoluzione. Una postura, quindi, può essere definita errata/scorretta quando il soggetto avverte la sensazione di frustrazione psicofisica per la struttura muscolare durante l’evoluzione biorelazionale.

L'orientamento posturale Biorelazionale ha come obiettivo la riscrittura del sintomo portato dal paziente all’interno della sua unica e irripetibile dinamica posturale. Questo porta alla ricostruzione di una “postura perfetta”: la perfezione della postura la si ottiene quando il portatore dell’atteggiamento globale posturale non sente più sofferenza, quindi si promuove benessere utilizzando come parametro per la valutazione non solo la griglia descrittiva della posizione dei distretti corporei ma il vissuto dell’individuo.

« L'obiettivo è arrivare al punto in cui il soggetto può assumersi la responsabilità di affermare: “così sto bene!”. Il grande M. Feldenkrais durante uno dei suoi seminari affermò: “Se sarete capaci di insegnare alla gente a stare in piedi sulle proprie gambe e a piacersi così sarete richiesti in tutto il mondo” »
(Roberto Tricoli)

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Fonti Modifica



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