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Prolinguo è una lingua ausiliaria internazionale, basata sulla pianificazione delle lingue romanze, creata nel 1983 dall'ingegnere italiano Piero Capponi (Modena, 1909 - Milano, 1994).

Prolinguo
Creato da Piero Capponi nel 1983
Contesto Lingue romanze
Locutori
Totale Virtualmente estinta
Altre informazioni
Tipo Lingue flessive, Lingue analitiche, SVO (in prevalenza)
Tassonomia
Filogenesi Lingue artificiali
 Lingue ausiliarie internazionali
  Lingue a posteriori
   Lingue naturalistiche
    Prolinguo
Codici di classificazione
ISO 639-1 Errore script
ISO 639-2 Errore script
ISO 639-3 Errore script Errore script (in inglese)
ISO 639-5 Errore script
Linguist List Errore script Errore script (in inglese)
Glottolog Errore script Errore script (in inglese)
Linguasphere Errore script

Introduzione Modifica

La circostanza della pubblicazione del progetto da parte dell'autore[1] è stata la situazione linguistica della Comunità europea, dove i popoli di Francia, Spagna, Portogallo e Italia (le cui lingue sono, nell'insieme, parlate nel mondo da più di 600 milioni di persone) sono poco propensi a tollerare un'integrale acculturazione anglosassone.

La compilazione (frutto di un esame critico dei principali progetti di lingua internazionale) è stata condotta alla luce dei recenti studi di fonetica articolatoria e di ricezione acustica, al fine di conseguire un'assoluta sicurezza di pronuncia e selettività di percezione, salvando l'eufonia del linguaggio, risultando estremamente ricca, per il fatto di compendiare il lessico di quattro letterature di secolare affermazione.

La corrispondenza biunivoca tra fonema e grafema comporta anche l'ottimizzazione della registrazione grafica. Per mezzo delle desinenze che caratterizzano le parti del discorso viene perfezionata la chiarezza dell'enunciazione: una lingua precisa aiuta a pensare meglio. Non sono fissate regole di sintassi, per consentire una piena libertà di espressione nel rispetto delle singole culture.

Per l'autore, se si è attenuto ai principi:

« La migliore lingua internazionale che in tutti i punti offre la migliore facilità al maggior numero di persone »
Otto Jespersen (1860-1943)

e

« I fenomeni linguistici sono correlati a leggi biologiche e psicologiche come il principio del minimo sforzo »
George Kingsley Zipf (1902-1950)

è motivo d'orgoglio avere realizzato gli auspici:

« Noi dobbiamo creare una lingua con una sola declinazione e coniugazione, senza vocaboli derivati in modo irregolare, con affissi determinati, in modo da poter essere appresa anche da una mente comune nel minor tempo possibile »
René Descartes (1596-1650)
« Non resta altro che creare una nuova lingua, superiore ad ogni lingua conosciuta per facilità di apprendimento senza perdita di tempo, in modo che sia un piacere studiarla »
Jan Amos Komensky (1592-1670).

Grammatica Modifica

Fonologia Modifica

I fonemi Modifica

L'alfabeto si compone di 21 lettere (grafemi), ciascuno indica un solo suono (fonema):

a, b, c, d, e, f, g, i, j, l, m, n, o, p, r, s, t, u, v, x, z.
Tranne c (= k), j (= ʒ) e x (= ʃ), le lettere sono scritte in conformità alle norme dell'alfabeto fonetico internazionale, e pronunciate allo stesso modo, usando la vocale "e" in appoggio alle consonanti:
a, be, ce (= ke), e, efe, ge, i, je, elle, eme, enne, o, pe, erre, esse, te, u, ve, xe, ze.
Dunque si dispone soltanto di :
5 vocali: 3 forti (a, e, o) e 2 deboli (i, u)
16 consonanti: 6 occlusive (p/b, t/d, c/g), 6 fricative (f/v, s/z, x/j), 2 nasali (m, n), 1 laterale (l) ed 1 vibrante (r).

Le sillabe Modifica

Sono soltanto di 6 tipi:

V, CV, CCV, VC, CVC, CCVC (V = vocale o dittongo, C = consonante).
La C ascendente può essere qualsiasi consonante; C discendente può essere soltanto: l, n, r, s. Quindi, tranne che per queste ultime, non si pussono avere raddoppi di consonante.
Il nesso CC può essere soltanto: pr/br, tr/dr, cr/gr, fr oppure pl/bl, cl/gl, fl.
NB: La "n" discendente seguita dalle labiali "p" o "b" viene pronunciata come "m" per omologazione.

I vocaboli Modifica

Sono normalmente piane (parossitone); sono tronche (ossitone) soltanto quelle che terminano in -Vl o -Vn (nomi contratti).

Nei dittonghi tonici la vocale accentata è quella forte; nei casi di "iu" e "ui" è la seconda. Se il nesso bivocalico è singolo, viene considerato come iato (mìa, mùi, frìo).
Le eccezioni vengono marcate con il segno diacritico dell'accento acuto sulla vocale tonica. (es.: diacrítica, tónica).

Morfologia Modifica

Gli articoli Modifica

  • Determinativo

È unico per genere e numero: el

  • Indeterminativo

Anche questo è uno solo: un

  • Partitivo

Normalmente non viene usato (es: los demandar pan)

I sostantivi Modifica

I sostantivi sono normalmente caratterizzati dalla desinenza -o.

Questa desinenza viene omessa quando è preceduta da -Vn- o -Vl- (V = vocale o dittongo) (es: asion, sínbol).
  • I generi

Sono tre: maschile, femminile, neutro.

Sono m. o f. soltanto i sostantivi che indicano persone o animali dal sesso specificato; in utti gli altri casi il genere è neutro.
La flessione dei femminili viene ottenuta sostituendo la desinenza atone -in alla -o del maschile: il m. kan (ossia kano) diventa kànin al femminile.
Sono casi atipici:
maxo/femio, omo/muliero, padro/madro, frato/soro, marido/espozo, siro/damo.
  • il plurale

Si forma aggiungendo una -s alla desinenza (in questo caso non sopprimibile) "o". (omo/omos, animal/animalos).

NB:
Nelle flessioni al f. e al plur. l'accento tonico rimane quello del lemma; quindi il vocabolo diventa sdrucciolo senza comportare accentuazioni (gat/gatos; gàtin/gàtinos).

Gli aggettivi Modifica

Gli aggettivi, ad eccezione dei numeri cardinali, sono caratterizzati dalla desinenza -a.

  • Genere e numero

L'aggettivo non possiede variazioni né per genere né per numero. (eleganta damos e distinta siros).

  • Qualificativo

La desinenza "-a", se preceduta da -Vn- o -Vl-, può essere omessa quando l'aggettivo precede il sostantivo (un bel jardin).

  • I gradi
    • Comparativo
      • di uguaglianza: tan... cuan...
      • di maggioranza: mais (o plus)... ce...
      • di minoranza: minus... ce...

es. El lun sar mais luminoza ce Venus, mas esta sar plus lusenta.

    • Superlativo
      • assoluto mul...
      • relativo el mais (o el plus)...; el minus...

Es. El Everest sar mui alta, lo sar el plus alta monto del Terro.

Sono casi atipici:
positivo bona mala granda pecena alta bassa
comparativo meliora peora maiora minora superiora inferiora
superlativo ótima pésima másima mínima suprema ínfima
  • Gli aggettivi sostantivati

Comportano la specificazione del plurale marcato con -s.

la forma normale con la desinenza -a, valida per il genere neutro e per i casi di promiscuità, può essere modificata le desinenze -un o -in per indicare specificatamente una persona di sesso maschile o femminile (el blondas, un blondun, du blondinos).
  • I determinativi
    • Possessivi

Derivano dai corrispondenti pronomi personali con l'aggiunta della vocale -a:

mia, tua, lua, lia, loa; nua, vua, losa.
Inoltre: propra (di proprietà esclusiva) e dotra (di un'altra persona).
NB: normalmente l'aggettivo possessivo viene usato senza l'apposizione dell'articolo.
    • Indicativi (o possessivi)
esta (vicino alla persona che parla)
essa (vicino alla persona che ascolta)
ella (lontana da chi parla e da chi ascolta)
mesma e tala
    • Indefiniti (qualcuno)

alguna, cada, muita, niuna, otra, poca, serta, tanta, toda, tropa, una ("una" sinonimo di "qualcuno").

    • Interrogativi
cuala (qualificativo),
cuanta (quantitativo).

Note Modifica

  1. Piero Capponi, Prolinguo. Proposta di pianificazione delle lingue romanze, Milano, Unicopli, 1983

Bibliografia Modifica

Fonti Modifica



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