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Il problema degli sversamenti di petrolio in mare (oil spill) esiste dalla nascita della “civiltà petrolifera” e i grandi disastri sono stati tradizionalmente legati agli incidenti occorsi a grandi petroliere.

L'inquinamento diretto da giacimenti offshore è invece un fenomeno relativamente nuovo, venuto alla ribalta con l’incidente avvenuto alla BP nel Golfo del Messico e di impatto gravissimo per le proporzioni raggiunte (60.000-100.000 barili al giorno).

CRENC SchemaSistemaAntiOilSpill

Sviluppo e sperimentazione di materiali innovativi per assorbire sversamenti di petrolio in acqua

Successivamente una serie di ulteriori incidenti hanno messo in evidenza l'importanza di disporre di tecnologie di bonifica efficaci:

  • June 2011 : Bohai Bay, China (ConocoPhillips), Off-shore Oil producing field
  • July 2011 : Yellowstone River, Montana, US (ExxonMobil), Oil pipeline rupture with consequent leakage
  • August 2011 : Scottish North Sea (Shell), Off-shore oil platform/pipeline
  • October 2011 : Bay of Plenty, New Zealand, Loss from sinking oil container
  • November 2011 : Brazilian off-shore (Chevron), Frade off-shore oil field, 370 km NE of Rio de Janeiro, drilling an appraisal well

La capacità di fronteggiare eventi incidentali di una tale portata, e di contenere e mitigare nello stesso tempo gli effetti ambientali che ne derivano, rappresenta una esigenza irrinunciabile dell'industria petrolifera.

Gli interventi di mitigazione hanno finora utilizzato solventi e disperdenti sulla superficie marina, creando di fatto i presupposti per una ancor più difficile eliminazione dell'inquinamento. I solventi infatti disperdono il petrolio in superficie “pulendo “ il mare ma in realtà una parte consistente rimane sotto la superficie e, aggregato dai disperdenti, forma particelle più pesanti dell'acqua che tendono ad affondare rendendo impossibile la loro eliminazione o il loro recupero. Anche l'utilizzo di materiali assorbenti risulta di difficile applicazione in ambienti difficili come gli oceani ed in presenza di quantità elevate di idrocarburi da recuperare.

Il Centro Ricerche per le Energie Non Convenzionali - Istituto eni Donegani è impegnato in un progetto che ha come obiettivo principale quello di sviluppare materiali e dispositivi innovativi in grado di fronteggiare in modo tempestivo ed efficace il recupero di sversamenti di petrolio in mare a seguito di incidenti. La principale novità del progetto risiede nello sviluppo di nuovi materiali superidrofobici, cioè in grado di filtrare e quindi recuperare selettivamente il greggio, escludendo l'acqua.

Collegamenti interniModifica

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