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Leniterapia[1] è un neologismo che deriva dal verbo latino "lenire", incentrato sull'idea di dolcezza e di cura, e costituisce un paradigma scientifico teso a definire un'area di saperi, di culture e di conoscenze relative alle cure palliative che oltrepassano l'area specifica della medicina, coinvolgendo le scienze infermieristiche, la filosofia della scienza, la filosofia morale, la bioetica, la teologia, la storia, l'antropologia, la sociologia e pure l'architettura, laddove si occupi di considerare e progettare spazi e strutture adatti alla ricerca di una qualità della vita accettabile per chi soffre e per le famiglie dei pazienti (hospice). La Leniterapia vuole quindi rappresentare un'area più vasta delle sole cure palliative: si propone di comprendere tutte quelle discipline che si occupano della vita dell'uomo anche nella sua ultima fase e di far conoscere la filosofia che sottende l'assistenza a chi, al termine della vita e senza speranza di guarigione, può comunque effettuare scelte, ove possibile, riguardo il dove, il come e con chi vivere fino alla fine.


Storia Modifica

Il sostantivo Leniterapia è stato coniato nel 2002 da FILE (Fondazione Italiana di Leniterapia), certificato dall'Accademia della Crusca, la maggiore autorità linguistica italiana, e riconosciuto dalle due principali istituzioni italiane attive nell'ambito delle cure palliative, la Società Italiana di Cure Palliative (SICP) e la Federazione Cure Palliative (FEDCP).

Significato e differenza tra Cure palliative e Leniterapia Modifica

In Italia, il significato di cure palliative è poco e mal conosciuto.[2] "Palliativo" è infatti un termine che viene interpretato dalla pubblica opinione come inutile o poco efficace. Le cure palliative sono, invece, discipline, terapie e tecniche nate per aiutare chi deve affrontare la sofferenza fisica, la paura e la disperazione del dolore e della morte. Nel tentativo di rendere più comprensibile il vero significato del termine cure palliative, è stato creato quindi il neologismo Leniterapia, dal verbo latino lenire, legato all'idea di dolcezza, di cura, di solidarietà.[3] Dal punto di vista linguistico, "lenire" è un termine nobile, di derivazione latina, mantenuto nella lingua italiana accanto ai più usati "attenuare", "mitigare" e "alleggerire". Il lenimento, per storia etimologica, porta con sé l'idea della dolcezza, della cura amorevole, della solidarietà e della vicinanza affettiva.[4] Il termine Leniterapia ha quindi una valenza diversa: il punto di partenza è costituito dalla considerazione che il malato terminale non riacquista la salute, ma lo si può aiutare a trascorrere l'ultima parte della sua vita nel modo migliore che la sua malattia gli consenta e secondo i suoi valori e le sue scelte. Si possono lenire le sue sofferenze anche con adeguate e mirate terapie del dolore, ma anche con interventi tesi a colmare la sua solitudine e la perdita del suo ruolo sociale.

Inoltre, il significato dell'aggettivo palliativo rappresenta un handicap per la sua piena e corretta comprensibilità all'esterno della comunità scientifica. Sul piano linguistico, sull'attributo "palliativo" grava il peso di un vissuto negativo: "palliativo" equivale a dire inutile, non risolutivo, ma anche coperto, dissimulato, celato, mascherato, occultato. Il senso negativo del termine è fortemente radicato nella coscienza linguistica dei parlanti. La "cura palliativa" ha un significato che resta nella coscienza di tutti, ovvero quello di nascondere il male perché ne elimina il sintomo. Il concetto di "lenire il dolore", invece, è positivo, maggiormente oggettivo, trasparente, veritiero.[5]

La lingua è uno strumento insostituibile della costruzione del nostro pensiero di analisi del mondo circostante e di intervento su di esso. La lingua condiziona e guida, accompagna e completa il nostro agire in ogni momento. Questa riflessione è necessaria per capire che, di fronte a problemi importanti come quelli che riguardano la sofferenza ed il dolore, anche la riflessione sul termine, sulla comunicazione e sulla lingua ha il suo ruolo.

Gli obiettivi della Leniterapia Modifica

Leniterapia significa anche assistenza globale attiva di quei pazienti la cui malattia non risponde più ai trattamenti che hanno come obiettivo la guarigione o il prolungamento significativo della vita. La Leniterapia si prefigge lo scopo di garantire il più alto livello possibile di qualità della vita a questi pazienti, mettendoli in condizione di vivere nel modo migliore possibile gli ultimi tempi della loro esistenza. Le persone che vivono questo momento della loro vita sono di solito affette da numerosi sintomi fisici, psicologici e da problemi di tipo sociale e spirituale. Anche la loro famiglia, che è ovviamente coinvolta e partecipa alle sofferenze del loro caro, necessita di un aiuto a tutto campo per tutto il tempo della malattia ed anche dopo la sua perdita attraverso la vicinanza al suo lutto.

La Leniterapia a livello operativo Modifica

Il compito della Leniterapia è migliorare il più possibile la qualità di vita sia dei pazienti che delle loro famiglie: un'attribuzione quindi ardua e ad ampio spettro che necessita, per essere svolta a livello professionale, di un'équipe multidisciplinare. Non esiste un unico professionista che possa farsi carico con competenza di tutte le problematiche accennate prima. Se l'équipe di Leniterapia è composta da figure quali il medico, l'infermiere e lo psicologo, molto spesso può risultare altrettanto indispensabile la figura del fisioterapista, dell'operatore socio-sanitario e del volontario.[6][7] La logica del lavoro di équipe implica che ciascuno partecipi con la propria competenza ad un gioco di squadra volto al raggiungimento di obiettivi condivisi da tutti. L'organizzazione di una équipe di Leniterapia deve essere molto elastica e può costituire la creazione di uno spazio entro il quale cogliere, prendere in considerazione e quindi cercare di risolvere le problematiche presenti, garantendo una continuità assistenziale al malato per tutto il suo percorso di terapia.[8] L'équipe, adeguatamente formata sui princìpi base della Leniterapia[9], deve essere in grado di assistere il paziente ovunque si trovi: casa, ospedale, casa di cura, hospice. Questo implica la creazione di una efficace rete di collaborazione tra i professionisti di volta in volta implicati. La casa, in quanto sede naturale della vita affettiva della persona malata, è ritenuta nella maggior parte dei casi il luogo più adatto. Questa scelta comporta il coinvolgimento della famiglia che, nel suo duplice ruolo di alleata terapeuta e di oggetto di cura, dovrà essere aiutata costantemente dai membri dell'équipe.

Note Modifica

  1. [1] Enciclopedia Treccani, 2008
  2. [2] Sondaggio realizzato dalla Onlus Vivere senza dolore, riconosciuto dalla Commissione nazionale cure palliative e terapia del dolore del Ministero della Salute, 2012
  3. [3] Atti Seminario di presentazione della Leniterapia, AA.VV., FILE, 2003 - testimonianza di Giovanni Maggio, Università di Firenze, pp.9-11
  4. [4] Atti Seminario di presentazione della Leniterapia, AA.VV., FILE, 2003 - testimonianza di Francesco Sabatini, presidente onorario Accademia della Crusca, pp.12-14
  5. [5] Sito web Accademia della Crusca, 2003
  6. [6] Corso di formazione per volontari in leniterapia, Firenze, 2012
  7. [7] Corso di formazione per volontari in leniterapia, Grosseto, 2012
  8. [8] "Cure palliative e volontariato, Collana Briciole, Cesvot, 2012 - testimonianze di Carlo Peruselli, direttore della Struttura Cure Palliative dell’Azienda Sanitaria di Biella: "Le storie in leniterapia: uno strumento per curare" pp.33-39, e Claudia Borreani, responsabile della Struttura complessa di psicologia alla Fondazione Irccs Istituto Nazionale Tumori di Milano: "La ricerca qualitativa in leniterapia" pp. 40-41
  9. [9] Master II livello in Leniterapia - Area della Medicina palliativa e terapia del dolore, Università di Firenze, 2008

Bibliografia Modifica

Voci correlate Modifica

Collegamenti esterni Modifica

Fonti Modifica



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