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Le nostre paure è un saggio di Vittorino Andreoli.

TramaModifica

L'autore presenta al suo interno le paure che colpiscono l'uomo. Analizza l'uomo collocato all'interno della società, e quindi le angosce che nascono dalla competizione e dai rapporti con gli altri uomini; ma non solo, più attentamente analizza le paure che affliggono l'uomo da dentro se stesso. Inizialmente egli descrive come all'interno dell'uomo si venga a creare la coscienza del proprio corpo e del proprio agire, e quindi l'Io. Successivamente analizza le relazioni che l'Io ha con il mondo a lui esterno, ovvero le pressioni a cui è sottoposto consciamente o meno. La società infatti spinge all'omologazione, e tutti coloro che sono "diversi" vengono o emarginati o rieducati adeguatamente, in modo da essere compatibili con essa. Cercando l'omologazione, la società non può che promuovere personalità banali che non hanno caratterische particolarmente brillanti, ma anzi molto spesso esse sono l'espressione non solo della banalità e mediocrità, ma della stupidità. Nel mondo interno a lui, l'uomo dà immagine alle paure provenienti dal mondo esterno, e le rappresenta con il demonio. Quest'ultimo può avere infinite rappresentazioni, come bene mostra l'autore, ma tutte hanno in comune il suo aspetto spaventoso e temibile. Viene trattato il demone delle religioni, messo come al solito a confronto con il Dio religioso creando così la dicotomia Male-Bene. L'uomo conosce bene e male, e sa come dovrebbe agire, ma al tempo stesso è attratto dal male e solitamente lo sceglie al bene. Si arriva persino all'esaltazione del male in molti casi, come per esempio nell'opera i fiori del male di Baudelaire, nella quale abbiamo un vero e proprio inno a Satana. Nell'uomo che è scisso tra bene e male matura la paura di vivere, poiché agisce in modo errato sebbene conosca il modo in cui dovrebbe agire. Un'altra paura ce affligge l'uomo è ovviamente quella della morte; egli la teme, poiché non sa a cosa porterà. Una paura strettamente legata a quella della morte è quella del dolore; l'uomo infatti quando prova dolore, qualunque esso sia, è come se avesse una anticipazione della morte. Il dolore infatti è sintomo che qualcosa all'interno del nostro corpo o della nostra mente non funziona adeguatamente e quindi necessita di cura, e se essa non venisse somministrata, l'uomo piano piano morirebbe. Ma perché l'uomo ha così paura della morte? secondo l'autore è proprio perché non la conosce e non sa cosa ci potrebbe essere dopo di essa. È vero, dopo la morte potrebbe essere tutto migliore, ma anche tutto peggiore; dunque è il mistero che si viene a creare intorno ad essa che affligge maggiormente l'uomo. Conclude dicendo che se l'uomo non avesse coscienza di sé stesso (quindi non esistesse l'Io), vivrebbe certamente più felice, poiché non si porrebbe domande che come unica risposta hanno il mistero, che come detto porta alla paura.

Fonti Modifica



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