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Schema del processo di phytoremediation

L’inquinamento dei suoli e delle acque causato da sostanze pericolose come i metalli pesanti e molti composti organici (idrocarburi alifatici, aromatici e cloroderivati) rappresenta un serio problema che può avere pesanti ripercussioni negative sui diversi ecosistemi e di conseguenza sulla salute dell’uomo e degli animali. Il fitorimedio, inteso come impiego di piante verdi per la rimozione di inquinanti dall’ambiente è ormai da molti anni considerata una tecnologia pulita, a basso costo ed ecosostenibile poiché basandosi sulla fotosintesi clorofilliana, utilizza come energia la luce del sole.

Questa tecnologia che può essere applicata direttamente sul sito contaminato, permette di intervenire su superfici anche molto estese, riducendo significativamente costosi smaltimenti in discarica e promuovendo un impatto positivo sull’opinione pubblica. Le piante infatti non solo agiscono sui contaminanti, ma innescano una serie di modifiche qualitative e strutturali del suolo interessato portando ad una vera e proprio riqualificazione ambientale e paesaggistica.

Le diverse specie vegetali, grazie alla loro peculiare biodiversità, sono teoricamente in grado di decontaminare qualsiasi tipo di sostanza inquinante. Per i metalli pesanti che non possono essere degradati in composti meno pericolosi, la decontaminazione consiste nella loro rimozione (fitoestrazione), i contaminanti organici possono invece essere trasformati, biodegradati, grazie all’azione combinata dei microoganismi del suolo e delle sostanze prodotte dalle radici (essudati radicali). Questo complesso ecosistema, chiamato rizosfera, assiste attivamente la fitoestrazione dei metalli e permette di decontaminare efficientemente anche gli inquinanti organici (fitorizodegradazione).

Al Centro Ricerche per le Energie Non Convenzionali - Istituto eni Donegani di Novara, è stato avviato nel 2010, un progetto di ricerca finalizzato alla fito-riqualificazione di siti contaminati da metalli pesanti e da composti organici. Le sperimentazioni attuate in collaborazione tra l’Istituto per lo Studio degli Ecosistemi del CNR di Pisa, che possiede le necessarie e indispensabili competenze agronomiche, e il laboratorio di biologia molecolare e microbiologia del centro ricerche eni di Novara hanno portato all’allestimento di protocolli di fitorimedio che saranno validati in campo. In associazione all’intervento di fitoriqualificazione è in corso uno studio di fattibilità per la valorizzazione energetica della biomassa raccolta.

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