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L'aromaterapia è l'uso degli oli essenziali estratti dalle piante. Essa può essere considerata parte della fitoterapiavale a dire la scienza che si occupa di trattamenti preventivi e terapeutici con rimedi di origine vegetale. Il termine deriva dal greco phytón, "pianta", e therapeía, derivato di therapeúo, "curare'". Indica quindi la terapia praticata attraverso l'uso delle piante.

Introduzione

La fitoterapia, e con essa l'aromaterapia, è di origini antichissime, quasi quanto l’uomo. Innanzitutto dobbiamo pensare che l’uomo da sempre utilizza le piante; inizialmente le usò come cibo, poi di conseguenza ne scoprì le caratteristiche medicamentose; da sempre l’uomo è legato direttamente al mondo vegetale, più ampiamente alla Natura. Questo legame non solo è indissolubile, ma non conosce età. In questo relazionarsi spontaneo con tutto il mondo naturale, dobbiamo cercare le origini della fitoterapia e dell’aromaterapia. Niente, nell’antichità, era più naturale che usare le stesse piante, e le pietre per la cura. Era quanto di più semplicemente disponibile ci fosse. Non solo, ma poiché questa relazione tra uomo e Natura era ancora molto stretta, in alcune culture uomini dotati di sensibilità particolare cominciarono a descrivere le proprietà curative delle piante, cercando di risolvere con esse i problemi di salute che andavano presentandosi di giorno in giorno.

Nel mondo

In India per esempio, questi uomini, chiamati Rishi, riuscivano tramite la loro speciale sensitività a comprendere le proprietà delle piante e a usarle in sapienti miscele, che daranno il via alla tradizione Ayurvedica. In modo analogo, altre culture elevate raggiunsero un buon livello d’uso delle piante: ricordiamo gli Egizi, per esempio, e i Cinesi.

Storia

E’ da tenere presente che all’epoca la dimensione religiosa, quella medica, ed anche quella estetica erano spesso un tutt’uno. Questo significa che un sacerdote era il depositario delle conoscenze mediche, e con esse curava gli ammalati, guardando a loro come malati sia “fisici” che di “spirito”. Anche la parte legata alla bellezza apparteneva al sacro, sebbene nel tempo divenne più accessibile ai molti. Per gli antichi, le piante contenevano una parte vivente non solo identificata con la loro effettiva parte biologica e vitale, ma anche con la parte animica. L’uso di ogni pianta non era solo l’uso delle sue proprietà, ma anche un cosciente ricorso alle risorse della sua “anima”. In questo modo l’intero mondo naturale appariva come un complesso intreccio di risorse spirituali a sostegno dell’uomo; tale conoscenza restava comunque appannaggio di pochi, e soprattutto dei sacerdoti, in ogni cultura. Ricordiamo per esempio la tradizione Druidica, viva ancora ai giorni nostri, in cui gli elementi naturali, le piante, gli alberi, hanno un significato mistico, oltre che terapeutico.

Nel mondo Greco si palesò presto l’interesse per la medicina naturale, con Ippocrate (466-377 a.C.) che descrisse nel Corpus Hippocraticum il rimedio vegetale per ogni malattia conosciuta, oltre alla relativa terapia. Un secolo dopo, Teofrasto (300 a.C.) compose un vero e proprio trattato di botanica. Dioscoride, nel 50 d.C. compose il “De Materia Medica” comprendendo le proprietà terapeutiche di circa seicento piante; e Galeno (131-201 d.C.) sviluppò un sistema d’uso delle piante che ancora oggi viene chiamato “farmacia Galenica”. Si distinguono due modi d’impiego delle piante: quello delle piante spontanee, essiccate, e quello dei preparati galenici, per i quali si usano alcol, acqua, aceto per concentrare le proprietà dei preparati, poi usati per la preparazione di unguenti, impiastri ed altro.

La tradizione erboristica riprese grande forza in epoca medievale, in cui soprattutto i monaci benedettini tennero orti coltivando le piante medicinali, i cosiddetti “giardini dei semplici”. Con Carlo Magno (812 d.C.) iniziò un periodo di attenzione per le risorse naturali; più tardi troviamo una famosa interprete dell’erboristeria dell’epoca, santa Ildegarda (1099-1179 d.C.), che nei suoi trattati denominati “Physica” non solo riprese la tradizione precedente, ma inserì nuove ricerche. Per quel che riguarda la medicina, forte fu l’influenza della Scuola di Salerno, che con scienziati come Avicenna e i testi arabi, reintrodusse l’influenza greca.

Durante il Rinascimento queste pratiche andarono a mescolarsi con le ricerche alchemiche. In particolare l’Aromaterapia trova innumerevoli punti di contatto con quelle pratiche, in quanto la distillazione dell’essenza, anche per il suo processo chimico, ricorda la distillazione della quintessenza, dell’oro alchemico. Così Paracelso (1493-1541 d.C.) cercò di distillare “l’anima” delle piante, cercando di identificarne anche le affinità a gruppi, per darne una classificazione.

I processi alchemici erano intesi come ricerca interiore, come produzione attraverso esatti processi di una materia che avrebbe costituito la prova che chi creava aveva raggiunto la comprensione delle leggi del creato. Il procedimento alchemico si svolgeva su due piani, quello esteriore, affine ad un processo chimico, ed uno interiore, quello della preparazione dell’alchimista stesso. Egli infatti sarebbe riuscito a creare “l’oro” solamente quando tale qualità si fosse sviluppata nella sua interiorità, intendendo con oro, lo sviluppo delle virtù, della conoscenza, della saggezza, e l’Illuminazione. In questo senso anche la produzione di preparati fitoterapici assumeva un senso simbolico, cercando di estrarre dalla pianta, oltre alle sue proprietà fisiche, anche le sue caratteristiche “sottili”.

Nel Rinascimento nacquero gli orti botanici; e con lo sviluppo dei commerci l’Europa conobbe innumerevoli nuove piante, che botanici esperti cercarono di classificare (in particolare quelli della scuola di Montpellier, in Francia).

Arriviamo così al botanico forse più famoso, Carlo Linneo che nel 1735, nel Systema Naturae classificò il regno vegetale così accuratamente che il suo metodo venne conservato e successivamente arricchito. Nel 1900 gli studi relativi alla fitoterapia e con essa l’aromaterapia diventano sempre più ampi. Con la moderna chimica e con i processi di sintesi, alcune proprietà delle piante vengono riprodotte in laboratorio. La pianta però conserva una caratteristica peculiare, che è quella di avere un “bouquet” di componenti, che sinteticamente risultano difficili da riprodurre. Per questo, per esempio, riprodurre in laboratorio gli oli essenziali mantenendone inalterate le proprietà è impossibile. Se ne può estrarre una componente e riproporla, ma non riprodurre l’intero “ecosistema” interno della pianta. Non solo, ma tale “ecosistema” ha un equilibrio ben particolare, con le componenti che si sostengono a vicenda, creando un unicum in efficacia.

Questo complesso unico è anche il motivo della difficile gestione del rimedio, in quanto effettivamente anche in una tisana, ci troviamo davanti ad una molteplicità di effetti. Tali effetti sono quindi generalmente più ad ampio spettro rispetto ad una medicina; non colpiscono solo un certo organo o una certo processo biologico, piuttosto si riflettono in più parti. Va anche tenuto conto che nonostante i prodotti naturali siano comunemente ritenuti “innocui”, prodotti molto puri e in particolare gli oli essenziali sono preparati molto potenti che vanno utilizzati con conoscenza e dosaggio limitato. Infatti, davanti a preparazioni così pure, la nota dominante deve essere la qualità e non la quantità, che non va a beneficio dell’effetto finale.

La Qualità in Fitoterapia e Aromaterapia

Un elemento imprescindibile in questo campo è la qualità. Essa infatti determina totalmente il risultato finale che vogliamo ottenere con le preparazioni. In particolare in aromaterapia, viene posta grande attenzione a tutto il processo di creazione, dalla raccolta della pianta, alla sua successiva distillazione. I principi attivi vengono conservati solo se vengono rispettate il più possibile le caratteristiche di ogni pianta. Da questo punto di vista, l’ambiente, la tipologia di produzione, il raccolto e la successiva trasformazione sono tutti elementi dominanti.

Una volta prodotta l’essenza o ricavata la droga dalla pianta, essa è un vero e proprio rimedio, che va usato con consapevolezza. Più la qualità del prodotto è alta, più dobbiamo fare attenzione alla quantità, ricordandoci sempre che non sono rimedi blandi, ma altamente efficaci. A volte, la loro apparente poca efficacia è dovuta non ad una reale inutilità, quanto al nostro indice di intossicazione, che non ci permette di sentirne immediatamente i benefici (anche se i principi attivi lavorano dentro di noi). Una cosa da ricordare, è che ognuno di noi ha una propria specificità e quindi reagirà in modo diverso ai preparati; tale reazione inoltre è da relazionarsi alla situazione interna di intossicazione o meno dei tessuti e degli organi.

Vedere anche

Collegamenti interni

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Fonti



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